|
|
|
I
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI TRA INTEGRAZIONE, INCLUSIONE E
PROGETTUALITA’ |
|
quarta parte |
|
di Pamela
Grazzini |
|
|
IV. Lavorare secondo un ottica
sistemico-relazionale

Questo schema ci permette di render visibili le connessioni
esistenti tra tutte le dimensioni e gli ambiti coinvolti nella
realtà di ogni bambino e a maggior ragione vanno tenuti in
grandissimo conto quando parliamo di bisogni educativi
speciali. Leggere le problematiche dell’handicap secondo un
ottica sistemico-relazionale significa concretizzare quella
distinzione, di cui parlavo all’inizio, tra deficit e handicap.
Significa uscire da una visione unitaria e statica della categoria
nosografia e abbracciare la realtà con uno sguardo più ampio che
accolga le specificità dell’individuo portatore di quella patologia
e tutta la vita che gli ruota attorno, considerandolo come elemento
di un sistema più ampio di soggetti in relazione. Questo ci permette
di delineare una base di riferimento per la strutturazione di un
efficace percorso psicopedagogico ed educativo per l’integrazione
scolastica e sociale e un progetto continuo di qualità della vita,
in un’ottica che sia attenta a tutte le dimensioni e a tutti gli
elementi coinvolti in quello che è non solo il deficit del singolo
ma una difficoltà di tutto un ambiente con la sua complessità di
relazioni. Lo schema esplica i possibili ambiti di applicazione
e intervento, che verranno analizzati nei paragrafi
successivi.
Ø La famiglia La famiglia
è un sistema in trasformazione , è in continua evoluzione e segue la
propria evoluzione passando attraverso stadi successivi che portano
a costanti ristrutturazioni che richiedono capacità di coping e
problem-solving. I cambiamenti cui è soggetta agiscono a diversi
livelli, strettamente interdipendenti:
- Individuale (di ogni membro)
- Interpersonale (relazione tra i membri)
- Gruppale (trasformazione nella composizione per
entrata/uscita membri)
- Sociale (cambiamenti nel contesto)
Le relazioni che vivono nel sistema familiare
sono da intendersi a carattere plurigenerazionale, comprendendo i
rapporti con le famiglie di origine e considerando i vari
sottosistemi esistenti all’interno di uno stesso nucleo familiare
(la coppia, la coppia genitoriale, i figli, la fratria). Con la
nascita di un figlio la coppia vive un importante cambiamento. Oltre
ad essere un momento di ristrutturazione per la coppia, la nascita
di un bambino rappresenta l'incontro tra due famiglie in ognuna
della quali creano i ruoli di nonni, zii e zie. L’esperienza di
avere un figlio è dunque già di per sé un elemento che altera gli
equilibri presenti in una coppia e in una famiglia. Intorno alla
procreazione ruotano poi molteplici fantasie e desideri. Quando
nasce un figlio con disabilità o si manifestano disturbi nel corso
dello sviluppo si ha un brusco e duro impatto con la di per sé
naturale discrepanza tra figlio reale e figlio immaginato. La
relazione di coppia e le relazioni familiari vengono messe a dura
prova. Tale avvenimento pone problemi complessi, costringendo i
genitori, il più delle volte, a revisioni delle aspettative,
trovandosi infatti con un figlio molto diverso dalle loro speranze e
portatore di angosce per il futuro. La presenza di un bambino
disabile nel nucleo familiare richiede un processo adattivo
condizionato da molteplici fattori, biologici e culturali. Molto
importante è poi il sottosistema dei fratelli. Avere un fratello con
disabilità influenza profondamente non solo la relazione tra
fratelli, ma anche lo sviluppo psicologico del fratello sano.
Diversi studi suggeriscono che alcuni dei fratelli sani di soggetti
disabili sono a rischio di disadattamento e di sofferenza
psicologica, dall’altro alcune ricerche non confermano in modo
univoco la presenza e l'entità di tali rischi, sottolineando, al
contrario, anche effetti più complessi, non privi di componenti
maturative. Il vissuto della fratria si esprime infatti con modalità
differenti che vanno dall’arricchimento dei valori umani a segni
francamente patologici, passando attraverso adattamenti intermedi
più o meno riusciti (per una trattazione specifica si veda “Il
vissuto della fratria dei bambini con handicap
mentale:dall’adattamento al disturbo mentale” in Anne Witgens,
Jean Yves Hayez Quaderni acp 2005, n.12 a.3)
...continua...
torna
su |
|
Bibliografia: Ø Aarons,
M., Gittens, T., È autismo? Erickson Ø American
Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale diagnostico e
statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson 2002 Ø
Crispiani P., Pedagogia clinica, Ed. Junior Azzano Ø
Galanti M.A., Il bambino psicotico a scuola, Unicopli Ø
Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa,
Franco Angeli Ø Loriedo C., Picardi A., Dalla teoria generale
dei sistemi alla teoria dell’attaccamento, Franco Angeli Ø
Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche
relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino Ø
Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia,
Masson Ø Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante
specializzato-vol.1, Editrice Tresei Ø Mazzoncini, Musatti,
La strada maestra, NIS Ø Micheli, E., Xaiz, C.,
Gioco e interazione sociale nell’autismo, Erickson Ø
Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson
Gnocchi Ø Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile,
“Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di
Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, n. 25/2005 Ø Trisciuzzi L.,
Galanti M.A., Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di
sostegno e operatori della formazione, ETS.
Autore:
Pamela Grazzini insegnante,
laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia
Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito
psicopedagogico
|
copyright ©
Educare.it - Anno VII, Numero 1, Dicembre 2006 |